SLC CGIL Telecomunicazioni: TIM, servizi digitali, pessimo segnale.

Con un “blitz” estivo che censuriamo totalmente e che non fa onore alla tanto sbandierata volontà aziendale di costruire modelli di relazioni industriali sempre più aperti e trasparenti, TIM ha comunicato la vendita di TIM Servizi Digitali, ramo d’azienda affittato dalla Sittel in concordato fallimentare, al Gruppo Nextaly.
La creazione di TSD evitò che la crisi della Sittel assumesse contorni ancora più drammatici di quanto sta avvenendo in queste ore. Un’operazione che il Sindacato confederale salutò molto positivamente per diversi motivi.
Perché evitava che qualche centinaio di lavoratori Sittel adibiti a cantieri TIM si trovassero per strada a causa della lunga e penosa crisi della Sittel.
Perché si inseriva nel più generale progetto industriale del 2020 che cercava di rimettere TIM al centro del piano Paese per le TLC. Attraverso la creazione di TSD l’obiettivo era quello di provare ad inserire nel mondo degli appalti di rete degli elementi di “ordine” in un modello industriale di comparto fallimentare. Del resto “l’appaltone” TIM rappresenta percentuali elevatissime del mondo degli appalti di rete, un mondo che, anche per scelte passate dell’ex monopolista, vedeva e continua a vedere politiche folli che costringono la filiera a continui ribassi che stanno portando, anche in queste ore al fallimento di diverse realtà del settore. Per non parlare delle tante aziende minori, i subappalti, che
operano spesso nella “zona grigia” dove diventa difficile dividere il lecito dall’illecito. Una situazione ormai intollerabile che ha pesanti ripercussioni sulla condizione di lavoro di migliaia di lavoratori e che sta innegabilmente contribuendo così ai ritardi che si stanno accumulando nella costruzione della rete unica (situazione che queste OO.SS denunciano da tempo ma che i Governi che si sono succeduti in questi anni hanno fatto a gara ad ignorare, proponendo di volta in volta soluzioni senza senso).
La scelta di TIM certifica quindi l’abbandono di qualsiasi velleità “di sistema” dell’azienda. Se questi sono i prodromi del modello che si vuole raggiungere con la vendita della rete c’è poco di cui stare tranquilli. Che a qualcuno non venga in mente di utilizzare questo “modello” anche per i prossimi passaggi societari in TIM!
Anche sul metodo ci sarebbe molto da discutere. Fino a ieri nessuna conferma delle trattative in corso.
Nessuna risposta alla richiesta di incontro formalizzata dalle scriventi per avere chiarimenti proprio sulla cessione di TSD che, da indiscrezioni, sembrava imminente.
Il tutto mentre si provava a portare avanti un confronto che desse ritorni economici alle persone di TSD. Poi l’improvvisa accelerazione e la conferma della vendita, di cui, ad oggi, sappiamo poco o nulla.
Il contratto ”dovrebbe” rimanere quello delle TLC.
Le garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali, alquanto fumose. Approfondimenti sul piano industriale del Gruppo Nextaly neanche a parlarne.
E intanto i lavoratori di TSD ripiombano nell’angoscia di non sapere quale futuro gli si prospetti davanti.
Complimenti davvero. Riteniamo quindi urgente e necessario aprire un canale di confronto sia con la società cedente che con l’acquirente, che possa dare alle persone ed al Sindacato, tutti quegli elementi ad oggi non conosciuti ma indispensabili per valutare i prossimi passi per tutelare l’occupazione dei lavoratori TSD.
E’ poi altrettanto urgente aprire a settembre, come già richiesto dal Sindacato Confederale durante l’ultimo incontro con la Responsabile di Open Access, un confronto serio sugli appalti di rete. Ne va della qualità del lavoro di migliaia di lavoratori diretti ed indiretti e della sostenibilità complessiva del settore. A meno che qualcuno possa pensare di raggiungere gli obiettivi dell’ennesimo “piano BUL”
varato dal Governo in questi giorni con un sistema di imprese che falliscono una dopo l’altra, mettendo anche a forte rischio la tenuta delle realtà più stabili che devono farsi carico dei continui fallimenti delle
aziende consorziate.
Roma, 10 agosto 2023
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL
Qu si parla solo degli operai rimasti in azienda( Ex sittel poi Tsd) ma di quelli che sua malgrado sono stati costretti a licenziarsi perché non andavano avanti con le famiglie dovuto alle non riscossioni,niente,è dal 2020 che con passaggi sindaci inutili e successivamente tramite ingiunzioni e concordato continuativo in tribunale aspettano di avere il dovuto,noi dimenticati da ogni forma di visione pubblica.
Buongiorno Riccardo,
abbiamo verificato con ufficio legale che segue la procedura nonchè il nostro delegato Codazzi di Tim Servizi Digitali.
Ci risulta che lei non è stato mai seguito dalla SLC e non era iscritto alla ns organizzazione.
Per i dipendenti ex sittel, attualmente C è una procedura di concordato in essere per cui sono in attesa di essere liquidati delle loro
spettanze. La procedura concorsuale è seguita dalla federazione SLC di Lecco e non da Milano, ove lei ha scritto il commento sul
sito quindi se desidera avere ulteriori informazioni la preghiamo di voler chiamare direttamento la camera del lavoro di Lecco e chiedere
della SLC.
Effettivamente non avevo notato che era su Milano ma stavo scrivendo sulla vicenda Sittel considerandone un unica procedura,sul fatto di essere iscritto alla cgil lo sono da 38 anni di cui gli ultimi in slc dopo il passaggio di testimone al sig :Falossi che segue la vicenda su Firenze,conosco bene Codazzi essendo stato un delegato in sittel e purtroppo conosco e ne sono vittima in questo momento della vicenda sittel,ciò non toglie che non sia stata fatto clamore sulla nostra vicenda,la ringraio comunque per la sua risposta.