SLC CGIL Emittenza: RAI Way, canone in bolletta e problemi della produzione, ancora silenzio dalla politica e da vertici RAI.

Come denunciato nel comunicato unitario del 12 settembre u.s., a questo momento non si ha ancora contezza di come sarà finanziato il Servizio Pubblico Radiotelevisivo
il prossimo anno, nel caso in cui il Governo prossimo venturo non decidesse di prorogare la riscossione del canone attraverso la bolletta elettrica.
Questo rischia di pesare come un macigno sul futuro della RAI, e, a questo momento,
la Politica e i vertici aziendali si sono guardati bene dal dare una risposta al riguardo.
Alcune indiscrezioni di stampa, di converso, lanciano l’ipotesi che, a compensare in
parte il mancato introito da canone, possa essere la vendita di RAIWAY, attraverso
un intervento straordinario operato sui dividendi della nuova società che nascerà
dalla fusione con Eitowers. Se così fosse, oltre a liquidare un patrimonio aziendale,
visto che gli introiti da canone valgono poco più di 1700 milioni di euro, il dividendo
ipotizzato andrebbe a coprire a mala pena il fabbisogno RAI dei primi mesi del 2023.
Non è nostra intenzione rincorrere le indiscrezioni di stampa, soprattutto in questo
periodo di campagna elettorale, ma certo la situazione desta più di una
preoccupazione. Senza un intervento deciso delle Istituzioni che assicuri risorse
certe per RAI, ci sarà un aumento esponenziale dell’esposizione economica
dell’azienda verso i soggetti che erogano crediti e, di converso, non ci potrà essere
alcun investimento sul futuro.
A questo si aggiunge l’aumento delle tariffe di gas ed elettricità, che, già dalla
primavera del 2021, si sta abbattendo con violenza anche sui conti della RAI. Come
per tutte le aziende energivore, non sarà sufficiente trattare il fenomeno nelle
modalità indicate per le utenze domestiche, e, cosa più grave, appare tristemente
evidente come non ci si sia stato, in tutti questi anni, alcun intervento strutturale per
contenere i consumi. Anche per questo ci aspettiamo un aggravio di costi energetici,
che, alla lunga, rischiano di essere insostenibili.
In questo quadro già di per sé complicato, s’innestano le difficoltà che stanno
emergendo nell’avvio della nuova stagione produttiva, derivante in parte dal
passaggio dalle Reti alle Direzioni di Genere, e in parte dal rilevante aumento dei
costi di produzione.
Un aumento dei costi determinato per lo più dalla difficoltà di reperire sul mercato
gli apparati tecnici e le strutture scenografiche necessarie alla realizzazione dei
programmi, che a sua volta, è causato principalmente dalla scarsità della
componentistica elettronica e delle materie prime, su tutte rame, alluminio, ma
anche ferro e legno.
I mancati investimenti tecnologici su alcune tipologie di apparati, aggravati dalla
congiuntura negativa, rendono l’azienda vulnerabile agli attacchi speculativi e
all’aumento dei prezzi.
Tutti problemi che le OO.SS. hanno più volte denunciato, nel silenzio assordante dei
vertici aziendali.
La strategia aziendale di appoggiarsi sempre più all’esterno con service, che hanno
in pancia figure professionali “sotto la linea”, si sta rivelando perdente. Aumentano
i costi, cala la qualità del prodotto, e a pagare sono soprattutto i lavoratori e le
lavoratrici, in particolare quelli degli appalti. Sono loro in particolare ad essere
stritolati dal meccanismo perverso della riduzione dei diritti e del salario, come
dimostra, fra le tante, la recente vertenza delle cooperative di facchinaggio che
operano nei Centri RAI di Milano e Torino, in Sciopero da mesi per il pagamento delle
retribuzioni, a cui va tutta la nostra piena e fattiva solidarietà.
E ora di dire basta. Alla ormai ripetuta (e inascoltata) richiesta di risposte certe da
parte dei vertici aziendali, affianchiamo la richiesta dell’apertura di un confronto
serio fra tutti gli stakeholders che gravitano intorno a RAI (parti sociali, parti
istituzionali e azienda), con lo scopo di porre un freno e di trovare soluzioni alla grave
situazione in cui si sta avvitando il Servizio Pubblico Radiotelevisivo.
Le OO.SS. e, soprattutto, le lavoratrici e i lavoratori di RAI aspettano fiduciosi che
qualcuno raccolga questo appello. Non vorremmo che, fra una bagarre elettorale e
l’altra, ci si dimentichi che dicembre è vicino e anche una proroga del canone in
bolletta richiede dei tempi tecnici che non possono essere ridotti a piacere.
Roma 20/09/2022
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, FNC-UGL, SNATER, LIBERSIND-CONFSAL