SLC CGIL Produzione Culturale“PER UNA RIPARTENZA DALLE BASI”

L’arte teatrale ha sempre abitato lo spazio cittadino, intercettando le relazioni, la socialità.
Proprio perché il Covid-19 rende illeggibile il tessuto relazionale delle nostre comunità, è necessario che spetti allo Spettacolo dal Vivo la ricostruzione sociale. Dobbiamo rieducare i cittadini alla vita civile: NON RIPORTARLI verso gli spettacoli; ma PORTARE GLI SPETTACOLI verso di loro.
Vogliamo immaginare una ragionata successione di aperture, senza fretta, seguendo le linee di prevenzione dettate da CTS, Ministero e Regioni.
Per permettere questo è indispensabile che tutte le parti sociali (Istituzioni, MiBact, Imprese e Lavoratori) inaugurino una buona pratica di confronto, trasversale e comunitaria, su dei modelli di ripartenza, assumendosi le responsabilità del proprio settore di competenza.
Proponiamo che il MiBACT e MIUR si facciano promotori e sostenitori di azioni artistiche collettive, trasversali e comunitarie, che rappresentino l’avvio di buone pratiche di confronto, collaborazione e solidarietà tra artisti di diversi comparti.
Il coinvolgimento degli Enti locali è auspicabile, a condizione però che questo non accentui le già evidenti disuguaglianze regionali e i già gravi disequilibri territoriali. Se esistesse un termometro per misurare la salute di un sistema sociale, sicuramente dovrebbe misurare primariamente l’interesse verso i più deboli, senza lasciare indietro grosse fette di lavoratori.
Temiamo che questa prima parte di ripresa, difficile e parziale, vada a coinvolgere solo un numero limitatissimo di personale del settore culturale: settore che, con i suoi quasi 9 milioni totali di lavoratori, è uno dei motori fondamentali del processo economico del paese.
Il fragilissimo ecosistema dello spettacolo dal vivo è una piramide dall’equilibrio molto precario, ed è impensabile minare la base che sostiene il settore pensando che, nel tempo, il vertice non ne subisca per riverbero i danni.
Non è più possibile basarsi sulle vecchie abitudini, sui progetti e sulle pratiche dell’altro ieri, perché oggi siamo inevitabilmente diversi.
Potrebbe essere invece questa l’occasione per una rinascita del Settore?
Sindacato Lavoratori Comunicazione
SLC – CGIL Nazionale
Area Produzione Culturale
Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma
Tel. 0642048204 ; pec: segreterianazionale@slccgil.telecompost.it
Sito internet : http://www.slc.cgil.it e-mail: segreteria.nazionale@slc.cgil.it
Le grandi realtà che possono sopravvivere alla crisi ed al delay della ripartenza, sono come immense montagne su cui rimanere arroccati mentre il livello dell’acqua sale, sommergendo le realtà più piccole.
Ma il panorama che ne viene fuori è desolante; rimarrebbero delle superfici emerse e distanti chilometri tra loro. I lavoratori dello Spettacolo, le associazioni, le cooperative, le piccole e medie imprese, attraverso uno scambio vivo ed ininterrotto, rappresentano quel tessuto connettivo sociale e micro-imprenditoriale dal basso appunto, senza il quale, il dialogo tra diverse realtà sarebbe impossibile.
Ecco perché la necessità di un dialogo comune. La piramide è un’unica struttura interconnessa ed indivisibile. Non una torre di Babele dove ascoltare discorsi frammentati e solipsistici; ma la ferma volontà di un unico dialogo tra tutte le parti.
Non possiamo parlare di ripartenza domani, senza parlare di un pensiero unico e condiviso oggi.
Costose e rigorose profilassi di sanificazione, nuovi processi da inventare per fidelizzare nuovamente il pubblico, reperimento di Fondi Straordinari per produzioni che rispettino le norme di distanziamento sociale, la trasformazione della prossemica teatrale come concepita fino ad oggi, una nuova idea di dialogo con le province ed i comuni che tenga conto di diversi numeri dell’emergenza.
Intendiamo mettere a disposizione tutte le nostre capacità, le nostre energie fisiche ed intellettuali, per trovare soluzioni comuni.
Abbiamo individuato una serie di progetti specifici da condividere, li segnaliamo come spunto di riflessione.
Per quel 68% dello spettacolo dal vivo che non è grande impresa a finanziamento pubblico, riscontriamo le seguenti criticità sanitarie, economiche e legislative.
Occorre mettere insieme condizioni di sicurezza e lavoro, tenendo conto di:
. la tutela della salute della singola lavoratrice o lavoratore.
. la tutela della privacy, in relazione alle sue condizioni di salute.
. la tutela del lavoro, dei diritti connessi e del reddito dei lavoratori tutti.
. la tutela della creatività artistica.
. la tutela, di fronte a investimenti per una produzione, del bilancio, della continuità aziendale
La questione dei controlli: La ASL, o meglio la USCA (Unità Speciale di Continuità Assistenziale se istituita: per tutta l’ATS di Milano ad esempio sono attive solo 8 USCA, a fronte delle 65 necessarie), deve fare l’indagine epidemiologica e mettere sotto osservazione tutte le persone venute a stretto contatto con il lavoratore in questione. Si pone il problema quindi di come attuare in modo diffuso i controlli.
Costi Sanificazione e profilassi sanitaria: rappresentano una forbice discriminante e un fattore di possibili disuguaglianze. Allo stato attuale potranno essere garantiti e rendicontati solo dalle grandi imprese di spettacolo dal vivo.
La copertura di questi costi deve essere garantita a ciascun operatore, che sia o meno beneficiario di contributi pubblici.
Responsabilità civile e penale del legale rappresentante: In tutte le associazioni, nelle piccole imprese e cooperative, il legale rappresentante è uno dei soci che volontariamente e senza beneficio alcuno si offre di ricoprire quel ruolo. E’ necessario che il protocollo sanitario sia costituito da regole che siano: poche, chiare, non soggette a diverse interpretazioni. Solo a queste condizioni sarà possibile una assunzione di responsabilità compatibile con la ripresa delle attività. Dialogo diretto con le commissioni di vigilanza e le componenti tecniche delle amministrazioni comunali affinché si possa avere in tempi contingentati, predeterminati e certi la licenza temporanea di spettacolo. Anche qui è necessario definire un quadro di regole certe e non soggette ad interpretazioni soggettive.
Il Protocollo per la ripartenza dalle basi, vuole produrre alcuni principi, o linee-guida, per micro e piccole imprese, singoli artisti (in tutte le declinazioni e specificità possibili), residenze creative e associazioni, che sono di fatto presidi culturali territoriali.
Possiamo:
Una società senza teatro è una società senza corpo e relazioni.
Il teatro non è un edificio, ma il rito collettivo originario di ogni comunità umana che si specchia in se stessa, che viene chiamata in assemblea.
- suggerire soluzioni tecniche a Regioni, Comuni, ASL e Prefetture, tramite un modello a geyser (cioè, dalle basi). Non a pioggia, cioè dall’alto
- dare alla nostra immaginazione un perimetro creativo, ricavando soluzioni a partire dalle normative vigenti.
Ripartire, dunque, anche dalla micro, piccola, e media impresa; dalle specificità delle competenze di lavoratrici e lavoratori professionisti, in tutte le loro declinazioni: dalla prosa alla danza, dal teatro di figura e per l’infanzia al circo, dall’arte di strada alla musica.
Tutte le realtà che vorranno far vivere il teatro nel nostro Paese devono essere sostenute economicamente e organizzativamente da fondi Ministeriali che dovranno essere distribuiti in base a criteri che contemplino la natura aggregativa e sociale del progetto stesso.
Occorre una virtuosa collaborazione tra grandi, medie, piccole e micro imprese: recuperare la mission statutaria delle imprese pubbliche; il rapporto con il sistema produttivo culturale territoriale e le comunità.
Questo vuol dire, ad esempio: spingersi anche al di là del perimetro di soggetti già beneficiari di contributi pubblici, che in ogni caso non dovranno poter rendicontare due volte la stessa spesa; premiare la multidisciplinarietà, il radicamento sul territorio, le azioni di co-progettazione e di audience engagement. - Estivo/outdoor
Ogni città ha le sue caratteristiche ed è compito delle municipalità indicare quali spazi pubblici possono essere messi a servizio, e valorizzati dalla cultura. Per spazi pubblici intendiamo: quartieri, condomini, giardini, piazze, chiostri, orti botanici, spiagge, siti archeologici. Delle possibili ripartenze vanno immaginate anche e soprattutto a partire da quelle piccole realtà, che abitano le periferie e la provincia, che sono il tessuto fragile e generativo del sistema teatrale italiano. Per creare nuovi spazi e possibilità di fare teatro è necessario che le amministrazioni pubbliche entrino in stretto rapporto con Associazioni e Compagnie del proprio territorio per avere competenze tecniche e artistiche.
Riteniamo, inoltre, che si possa così stimolare anche il Turismo di Prossimità, uno degli intenti dichiarati dal MIBACT stesso.
Chiediamo dunque:
che siano promosse e realizzate da parte delle amministrazioni comunali mappature delle diverse organizzazioni culturali operanti sul territorio, non affidandosi unicamente a dati e censimenti in possesso delle associazioni di categoria.
che ai tavoli delle amministrazioni comunali siedano anche gli operatori del settore;
che il Mibact fornisca le economie necessarie alla realizzazione dei progetti non lasciando a carico degli artisti costi aggiuntivi derivanti dall’adeguamento alle norme sanitarie e per garantire il costo del lavoro.
Che alla mappatura e all’identificazione di luoghi idonei all’attività di spettacolo, l’Amministrazione faccia seguito con azioni di sanificazione e di messa a norma dei luoghi identificati secondo quanto previsto dalla L. 81/08 (in particolare Titolo IV – “Cantieri temporanei o mobili”) facendosi carico della spesa.
Che venga istituita una “Agibilità sanitaria”, ovvero una certificazione medica aggiornata a carico del datore di lavoro, da presentare in allegato ad altra documentazione all’ente organizzatore della rappresentazione il giorno della rappresentazione stessa, al fine di garantire l’assoluta messa in sicurezza sanitaria dell’evento programmato. Sarà responsabilità dell’organizzazione dell’evento programmato l’acquisizione del documento di “Agibilità sanitaria” prodotto dalla compagnia, che andrà a corredo di altra documentazione sanitaria relativa ai protocolli in atto prodotta dall’organizzazione dell’evento. Solo in presenza di tutte le certificazioni necessarie e dopo la presa visione anche da parte della compagnia della documentazione certificata da parte dell’organizzazione, l’evento programmato potrà avere luogo.
Sviluppare FORMAT (sul modello CTU-Urbino 2020, Marche Teatro) col sostegno delle Regioni e dei Circuiti Teatrali Regionali, per permettere ai cittadini, tramite installazioni, video e cartelli efficaci, di essere coinvolti e informati sulle norme di sicurezza, all’insegna della reciprocità.
Regioni e Comuni devono creare e ampliare BANDI per micro, piccole, medie imprese, associazioni e imprese individuali: esistono artisti e piccole realtà diffuse nel territorio nazionale, sia in città che in piccoli paesi, che prima dell’emergenza si occupavano già di creazione nello spazio pubblico. Tramite finanziamenti alle Regioni o direttamente ai Comuni, con bandi pubblici, si potrebbero adattare progetti già pronti (vedere esempi allegati). Questi progetti avrebbero diversi benefici:
1) impiegare direttamente lavoratori dello spettacolo particolarmente colpiti dalla crisi;
2) avvicinare nuovo pubblico allo Spettacolo dal Vivo;
3) riaccompagnare la cittadinanza a vivere lo spazio pubblico dopo il lockdown.
Mappatura territoriale, dal basso: istituire o potenziare Osservatori Regionali per fotografare e censire spazi (o luoghi) non convenzionali, dando la precedenza a spazi accessibili, perimetrabili e controllabili. I criteri della mappatura (sull’esempio regionale piemontese di censimento della Fondazione Fitzcarraldo) sono: - la destinazione d’uso reale e legale di luoghi non convenzionali (già adibiti, o ripensabili) per ospitare eventi dal vivo, che prevedano assembramenti contingentati.
- agibilità e permessi.
Identificare strutture-perno (ad esempio le Residenze Creative, intese -come pratica o modalità di gestione, indipendentemente dal loro attuale riconoscimento ministeriale) attorno alle quali far convergere associazioni attive sul territorio, compagnie e artisti. Crediamo che quegli spazi, o luoghi aggregativi, siano già dei presidi permanenti sui territori.
Favorire, anche attraverso un sistema di premialità, soggetti produttivi e organizzativi che si adoperino per lo “sviluppo dell’offerta in territori svantaggiati” così come, peraltro, contemplato, nel DM 27 luglio 2017 tra gli obiettivi e le azioni di progetto.
Stanziare finanziamenti ai condomini e ai consigli di zona, dove inserire membri di associazioni, per programmare cicli di piccole attività contingentate, a km zero.
Coinvolgere la cittadinanza (sul modello europeo della Community Art):
Approfittare degli spettacoli dal vivo per facilitare l’individuazione di nuovi modelli di partecipazione comunitaria.
Moltiplicare eventi e lavoro creando dei modelli SOSTENUTI di spettacolo regionale diffuso: è centrale il ruolo delle regioni e dei comuni nella ripartenza, per la prossimità di contatto e la conoscenza delle proprie reti.
Per fare questo è indispensabile raccomandare a Regioni e Comuni di stimolare bandi di finanziamento ad hoc dedicati a micro-progetti diffusi e sicuri, che abbiano linee guida comuni e omogenee, nel rispetto delle autonomie regionali, in modo da non alimentare disuguaglianze e squilibri territoriali..
Lo spettacolo potrebbe muoversi, in una prima fase, partendo da allestimenti leggeri, a dotazione minima, di: teatro musicale, teatro di figura, reading, circo-teatro, clown contemporaneo, ipotizziamo ad esempio modelli, nei luoghi sopra citati.
Definiamo questo modello la prova generale dello spettacolo dal vivo.
Dobbiamo ripopolare presto i palcoscenici italiani di professionalità diffuse, e lavoro.
Non tutte le realtà in questa primissima fase potranno adattare spettacoli precedenti o affrontare i costi di nuove produzioni da consegnare peraltro in tempi brevissimi. Immaginiamo per questo una fitta collaborazione tra Residenze e Compagnie, in un discorso di comuni intenti. Un accordo per una ripresa graduale, attraverso una fase mediana di prova e laboratoriale, mutuando il sistema site-specific ed applicandolo alle architetture delle residenze, spesso predisposte al rispetto del distanziamento sociale. Bisogna prendersi del tempo per interiorizzare questo momento di cambiamento. Creare nuovi dispositivi scenici per ripensare il rapporto con il pubblico e lo spazio. Immaginare delle aperture di questa fase di ricerca laboratoriale per riconquistare e ricreare lentamente la nuova comunità teatrale. Alla base delle nuove politiche culturali che proponiamo c’è la necessità di creare un nuovo pensiero scenico. Non il contrario. Non ci si può semplicemente limitare ad adattare uno spettacolo. - indoor/invernale
Nei teatri, rispettando:
Protocolli di profilassi sanitaria, e sanificazione (per lavoratori, e spettatori) certificati dal CTS e le ASL territoriali:
Tamponi, test sierologici, misurazione della temperatura.
Igienizzazione costumi, oggetti di scena, strutture metalliche, impianti audio e microfoni (griglie e membrane) sulla base di prodotti disinfettanti elencati dalla VAH-Associazione per l’igiene applicata, e dal RKI-Robert Koch Institute; o, alternativamente, soluzioni alcoliche farmaceutiche preparate (in conformità omologazione standard 2 con propanolo 70% o formulazione OMS a base di etanolo). Sterilizzazione sale, a partire dalle sedute.
Re-immaginare una riconversione delle strutture, al chiuso tenendo conto del problema ricircolo d’aria, il distanziamento, effetto doppler.
La limitazione del numero di spettatori: è evidente che tale misura avrà un impatto sull’equilibrio economico degli spettacoli, così come su quello delle strutture ospitanti e delle compagnie. Occorrerà da un lato sostenere le imprese per i mancati incassi, dall’altro fare in modo che i benefici degli eventuali sostegni ricadano anche sui lavoratori, i cui compensi spesso sono direttamente o indirettamente legati alle vendite dei titoli di ingresso.
Pertanto, riteniamo opportuno un costante monitoraggio per l’accertamento del corretto impiego dei contributi ricevuti per le finalità richieste.
STREAMING e l’ON DEMAND nella fase intermedia
Considerando che:
la ripresa su supporto audiovisivo dello spettacolo dal vivo non rende più tale opera “dal vivo”: il mezzo snatura la peculiarità del rito teatrale hic et nunc (inteso in ogni sua forma);
la scrittura audiovisiva può essere utilizzata come scena artificiale, virtuale, elettronica, autonoma da quella teatrale; testi scritti per il mezzo utilizzato, ticket per una performance on line dirette e proposta interattiva.
la presenza del pubblico durante la ripresa audiovisiva non può essere una discriminante perché alcune riprese si fanno anche a “sala vuota”;
lo spettacolo dal vivo in streaming offre possibilità economiche sia per la parte datoriale che per i lavoratori dello spettacolo, anche se rimane irrisolta la questione del teatro “registrato” ai fini del riconoscimento del diritto connesso;
l’utenza in streaming è ormai pari a quella televisiva;
piattaforme on demand e canali tematici non sono vincolati da un numero stabilito di riproduzione (nella terminologia televisiva “passaggi”);
lo spettacolo in streaming è passibile di nuove e inedite forme espressive, nuove declinazioni del mestiere tali per cui il professionista dello spettacolo può aumentare le occasioni di lavoro;
Lo streaming, sia live o in differita, non è alternativo o sostitutivo all’evento dal vivo. E’ complementare, aggiuntivo, accessorio. Questo vale anche per la definizione dei protocolli sanitari, delle risorse e delle forme di finanziamento, delle regole di rendicontazione. Durante il periodo di quarantena molte imprese hanno richiesto alle lavoratrici e lavoratori delle prestazioni artistiche da trasmettere in streaming, come segno di continuità con i propri abbonati e spettatori. Si sono verificate due diverse tipologie di richiesta: messa su web di opere già registrate e opere da registrare. Qualora la ripresa audiovisiva non sia per trasmissione radiofonica o televisiva, il CCNL rimanda ad un accordo tra le parti inerenti il compenso e l’uso commerciale. È bene ricordare che gli spettacoli registrati per uso cosiddetto di archivio e per i quali alle lavoratrici e i lavoratori non compete alcun compenso aggiuntivo (ex art.16 CCNL), non possono essere trasmessi via satellite o via cavo e anche mediante servizi online.
Perciò chiediamo:
per gli spettacoli già in scena o di repertorio, e per gli spettacoli nel futuro: testi scritti per il mezzo utilizzato, ticket per una performance on line; dirette e proposte di linguaggi interattivi. Queste sono delle proposte che necessitano una utenza finale: piattaforme a pagamento, piattaforme on demand con ticket, canali dei teatri (a pagamento, youtube o Vimeo)
I Canali dei teatri
Credo che siano questi i primi canali di cui impadronirci.
Gli abbonati e sostenitori dei teatri sono tanti e sono già un pubblico da ereditare e il nostro intervento creativo di autori, registi e attori professionisti può ampliarlo ancora:
ottenere dai teatri la possibilità di sperimentare con i mezzi tecnici- pc, web cam etc..- , che trovano quindi sede nei teatri stessi e accessibili ai professionisti- e avere dei debutti previsti sui canali di riferimento del teatro. Per questo vanno individuate precise linee di finanziamento pubblico.
Ampliare l’offerta artistica e attirare un pubblico di altra fascia d’età.
Lavorare in un contesto protetto perché insinuato nel solco della narrazione teatrale proponendone una necessaria evoluzione stilistica, senza mai essere sostitutiva ma elemento comunicativo in più e per ora unico.
Dare modo a tutti e tutte noi di immaginare spettacoli che possano compenetrarsi con il mezzo anche quando riapriranno i teatri e magari lo spettacolo scritto e pensato per una piattaforma possa essere pensato dall’artista già in duplice forma.
Garantire e procedere con un lento ma inesorabile cambio generazionale che permetta di intervenire sulle questioni di genere.
Gli autori, gli artisti rispetto alle produzioni per lo streaming devono essere soggetti attivi, sia per quanto riguarda il prodotto che i compensi. In questa fase è fondamentale attivare tutte le sinergie tra il produttore e gli artisti/autori.
SLC-CGIL Emanuela Bizi
Consulenti tecnici:
Fabio Bozzetta disegnatore e datore luci
Stefano Cordella per R.A.C. (registi a confronto), regista e direttore
Marisa Della Pasqua attrice, doppiatrice
Simone Faloppa drammaturgo, e maestro di strada
Giacomo Ferraù regista di prosa e di lirica
Ruggero Franceschini attore, regista (spazio pubblico) compagnia Eunemesi
Manuela Mandracchia attrice
Fabio Mangolini pedagogo e regista
Donato Nubile presidente cooperativa Smart, direttore artistico Campo Teatrale, attore
Rita Pelusio autrice-attrice comica (PEM-Saltimbanchi senza Frontiere)
Luigi Tabita attore