SLC CGIL Produzione Culturale: Meta non ricatti gli autori Italiani.

Come SLC CGIL, in quanto rappresentanti di autori, artisti, interpreti e operatori del settore, conoscenza con preoccupazione ed incredulità del fatto che la trattativa sulle utilizzazioni da parte di Meta delle opere tutelate da SIAE sarebbe incagliata su questioni di percentuali sugli introiti e ripartizioni analitiche,
vale a dire che Meta pretenderebbe di concordare compensi forfettari svincolati dal suo volume di affari in Italia (che secondo l’utilizzatore deve restare sconosciuto) e da qualsiasi dato inerente le utilizzazioni effettive del repertorio tutelato da SIAE. È bene ricorda re che la Direttiva Barnier, a lungo invocata quando si trattava di liberalizzare il settore, prevede espressamente che gli utilizzatori debbano fornire i dati relativi sia alle utilizzazioni che al volume di affari generato, in modo che la contrattazione possa basarsi su dati reali ed individuare compensi adeguati sia alle giuste spettanze degli autori che ai guadagni in tal modo conseguiti dall’utilizzatore. Non si tratta di prendere posizione nei confronti di questa o di quella collecting, o di giudica re tout court il comportamento negoziale di un grande utilizzatore, ma di rispettare i parametri di contrattazione identificati a livello europeo soprattutto in presenza di chi ha introiti enormi e grandemente differenziati, ricava i propri guadagni solo p arzialmente dalla utilizzazione di repertorio tutelato e fruisce per di più di tassazioni di favore. L’identificazione del giusto compenso per il lavoro creativo degli autori italiani, tutelati in massima parte dalla SIAE, non può dipendere dalla sola va lutazione di Meta, ovvero dell’utilizzatore che ha pur sempre tutto l’interesse a sottostimarne il valore. Non può esistere e non ha senso una trattativa del genere ed in questo caso la SIAE sta semplicemente tutelando gli interessi dei propri associati, e vitando di svilire il valore delle utilizzazioni o di farlo dipendere dalla sola valutazione di chi ne acquista licenza. Il tema del value gap è stato già affrontato prima d’ora e non può che vederci costantemente dalla parte di chi sta operando secondo il mandato ricevuto ed intende far riconoscere il giusto valore dell’opera creativa degli autori. In un negozio il prezzo delle merci non lo decide l’acquirente ma è frutto quanto meno di una valutazione congiunta: la decisione di Meta, di “far saltare i l banco” ricattando gli autori italiani (o ti accontenti di quello che decido di darti o boicotto le tue opere), è muscolare ed è sintomatica dell’arroganza del nuovo potere economico “virtuale”, quello che dovremmo smettere di finanziare con il nostro con senso e costringere a pagare come tutti le altre realtà commerciali. Rimini, 17 marzo 2023 La Segreteria Nazionale SLC CGIL